venerdì, gennaio 11, 2013

Almeno credo

"Posto" ora quelle che sono state le mie considerazioni di fine anno ma, come sempre accade, non si ha il tempo fisico di buttare giù i pensieri quando si materializzano nella mente.

Riflettevo, sull'amore e non sulla Roma, è già una novità. O forse è la stessa cosa.
Post-concerto di Baglioni.
Diamo un turno di riposo al buon Liga.
Sarà stata l'overdose di romanticismo, fatto sta che, complice anche un viaggio in treno il giorno dopo (e il treno, si sa, è nato per pensare), la serata mi ha fornito qualche spunto di riflessione.

E non tanto su quant'è che non vedo un concerto mano nella mano con qualcuno o su quanto tempo è passato dall'ultima volta che qualcuno mi ha guardato sulle note di una canzone, sarebbero ovvietà e sinceramente fanno parte di una quotidiana normalità.

Quanto invece, mentre "Mille giorni di te e di me" mi entrava nelle orecchie e nella testa, su quanto a volte siamo schiavi di alcune pseudo-certezze. 

Come il fatto che non ameremo mai nessun altro quanto abbiamo amato la persona che c'è stata prima.

Tra le mie ennemila manie, c'è quella di guardare le facce delle persone durante i concerti o a teatro e sono abbastanza certa di aver visto una buona percentuale della platea e della galleria interrogarsi su un amore passato. Che fosse il proprio o un invadente (o presunto tale) fantasma.

Ora, sarà il fatto che io sarò quella dopo, per chiunque, questa cosa mi deve sollevare qualche dubbio e farmi porre qualche domanda.
Anche perchè, se non mi interrogo su quest'ipotesi, in questo teorema, l'insieme di implicazioni logiche della dimostrazione danno vita a una tesi non incoraggiante. Proprio per niente. Roba da bandiera bianca immediata.

Perchè io ho amato. 
Ho amato ciascuna persona in modo diverso ma non per questo più o meno. 
Ho amato, punto. 
Di un amore incosciente e totale o di un amore maturo e cosciente.
Ma l'amore è amore, non ho mai pensato di volere una persona diversa da quella che c'era in quel momento accanto a me. 
Altrimenti non avrebbe avuto alcun senso essere dov'ero. 

E non pensavo di poter amare di nuovo fino a quando ho ri-amato. 
E allora credo semplicemente che a volte siamo noi che diamo al passato un peso diverso, semplicemente perchè è passato e non torna e possiamo disegnarlo come vogliamo, dimenticandoci dei dettagli che c'erano e inventandocene altri che non c'erano. Solo perchè il presente ancora sta accadendo e il futuro è ancora da disegnare. E si sa, chi lascia la via vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non sa quello che trova, dice la saggezza popolare. Ma dice che non lo sai, non che non troverai.

Siamo sempre noi che pensiamo che ci siano mille giorni irripetibili alle spalle invece di scegliere di crearne altrettanti mille diversi. Semplicemente diversi. Anche quelli di prima avevano le loro zone di luce e di ombra solo che con il tempo le ombre si dissolvono (ed è pura rimozione).

Alla fine forse la chiave è che amare è molto più complicato di ricordarsi di aver amato. E fa più paura.

Quindi, chi ci sarà dopo un "te", non dovrebbe trovare un ingombrante fardello, probabilmente un'altra "me". Diversa da quella di prima ma non per questo non pronta a mettere tutta se stessa per costruire un amore nuovo (o quantomeno provarci).

Io, personalmente, ringrazio chi ho amato e chi mi ha amata ma se uso il passato prossimo un motivo ci dovrà pur essere.

Almeno credo (niente, Liga alla fine lo scomodiamo sempre).

1 commento:

Cristina Peccioli ha detto...

Quanto è VERO!!!!!